Martedì 7 dicembre

Poi ci fermiamo a vedere che succede; mentre tre poppano regolarmente, e di buona lena, uno viene scacciato dalla mamma: probabilmente è nato ad una certa distanza  dal fratellino, ed in questo periodo di tempo la pecora non ha avuto modo di stabilire con lui il contatto olfattivo, così, non lo riconosce come suo figlio, e gli rifiuta il latte di cui avrebbe tanto bisogno. Ma Ambrogio l’agnellino, (essendo nato per S. Ambrogio così viene chiamato) , è avido di latte, così riusciamo a farlo poppare tenendo ferma la pecora.

Domenica 5 dicembre

E invece eccolo lì, al cancello, fermo ad aspettare di poter raggiungere l’ovile e di potersi così finalmente ricongiungere al gregge; gli vado ad aprire, e lui, zoppicando, si incammina pian piano: a momenti non poggia la zampa, ma , nel complesso, se la cava più che bene: onestamente non ci avrei scommesso un soldo. Ci incamminiamo verso la stalla, le pecore ci hanno sentito e chiamano, vogliono uscire, ma stamani il loro belare è un po’ diverso…
Quando apro la porta so già cosa troverò,  e infatti due agnellini, fra le zampe della loro mamma, mi danno un bellissimo buongiorno!
Passiamo la domenica in stalla, facendo ben attenzione che gli agnellini riescano a poppare il latte dalla loro mamma: i primissimi giorni di vita sono fondamentali per la loro  degli agnellini; infatti nelle prime 24 h, tramite il latte materno, i neonati ricevono tutti gli elementi necessari per sviluppare le difese immunitarie. Poichè il primissimo legame che si stabilisce subito dopo il parto fra la pecora madre e l’agnello è di tipo olfattivo (vuol dire che la ,mamma riconosce il figlio dall’odore), è importante che questo legame abbia modo di svilupparsi, infatti la mamma darà il suo latte solo agli agnelli che riconoscerà come propri figli.
Mandiamo il resto del gregge al pascolo, e mettiamo la neomamma in un piccolo box che abbiamo allestito con due bancali in stalla, affinchè, separata dal gregge, abbia modo di stabilire il contatto con i propri figli, poi proviamo ad aiutarli a trovare la mammella della mamma; bastano pochi minuti, il tempo di sentire il sapore del latte e di capire “come si fa”, e li vediamo poppare che è un piacere. La mamma, nel frattempo, li stimola leccandoli e chiamandoli in continuazione.
Dall’altra parte della stalla, la Bianchina, anche lei in procinto di diventare mamma da un giorno all’altro, continua, con la sua aria placida e beata, a ruminare  il fieno.

Sabato 4 dicembre

La giornata pareva terminare come  al solito: tutte le faccende erano state sbrigate. le stalle. preparate come tutte le sere con paglia pulita, abbondante fieno, e le solite razioni di farina (per la Bianchina, che è in dolce attesa ) e di granturco, favino ed orzo (per le pecore e le capre), erano pronte per accogliere gli ospiti, che aspettavano impazienti al cancelletto che divide il pascolo dall’orto e dal frutteto.
Corro giù per aprire, e tutte in fila, si incamminano rapide: oramai non c’è neppure più bisogno di chiamarle, può sucedere il finimondo, ma tutte le sere, poco prima del tramonto, si presentano puntuali: è buffo vederle, con il loro pancione ballonzolante di future mamme, (sì, anche alcune di loro!)risalire verso la stalla Ma qualcosa non quadra: mi accorgo subito che manca all’appello il maschio del gregge (in dialetto levantese Baccio), di solito il più irruento ed invadente della compagnia, deve essere successo qualcosa, le pecore non si allontanano mai dal gruppo.
Scendo quindi verso il pascolo in cerca del disperso, ed infatti lo trovo con una zampa imprigionata dentro un riquadro delle rete metallica del recinto: ci metto un po’ a liberarlo, la zampa è proprio storta, non capisco come possa essere riuscito a restare “catturato” in quel modo.
Appena libero, si trascina con fatica sotto un leccio, non c’è verso di farlo muovere, neanche con un secchio di granturco; ormai è sera, gli lascio il grano e torno a casa, ma  sembra proprio messo male,
ho il timore di una frattura.