Quando i miei ospiti mi chiedono un’escursione con viste mozzafiato sul mare, una delle prime che mi viene in mente è questo bellissimo anello sopra Levanto. Combina un tratto del famosissimo Sentiero Verdeazzurro con la salita, molto più tranquilla e solitaria, al Monte Vè, che è la cima più alta di tutto il promontorio.

È un’escursione di media difficoltà (classificata E), con un dislivello di circa 680 metri, per cui vi consiglio di prendervi il giusto tempo, diciamo tra le 4 e le 5 ore per fare tutto il giro. La vista, specialmente al ritorno, è di quelle che non si dimenticano.

Per l’accesso, il mio consiglio è di arrivare a Levanto in treno, è la soluzione più comoda. Dalla stazione, si raggiunge il lungomare a piedi in pochi minuti. Se invece preferite l’auto, uscite a Carrodano e seguite per Levanto; troverete dei parcheggi sul lungomare, ma sono a pagamento.

Una volta arrivati sul lungomare (quello ricavato dalla vecchia ferrovia), scendete una scaletta e passate sotto gli archi per portarvi vicino al casinò. Da lì, proseguite verso est (a levante) fino a quando noterete sulla sinistra un piccolo portico con i segnavia bianco-rossi. Seguite le indicazioni per Monterosso (è il Sentiero Verdeazzurro) e imboccate una scalinata che vi porterà fino al castello. Pensate che la sua esistenza è documentata fin dal 1165, anche se quello che vedete oggi è un rifacimento della Repubblica di Genova del ‘500.

Prendete a destra un’ampia mulattiera che passa accanto a Villa Massola (dove Guglielmo Marconi fece i suoi primi esperimenti sulle onde corte tra il 1930 e il 1931). Girate a destra e salite lungo la bella mulattiera acciottolata, passando vicino a un agriturismo. A un bivio, salite a sinistra; il tratto si fa più ripido tra boschi e case isolate, fino a sbucare su una stradina asfaltata (siamo a quota 164).

Qui dovete fare attenzione: abbandonate momentaneamente il Sentiero Verdeazzurro (lo ritroverete al ritorno) e seguite la stradina asfaltata verso sinistra, in discesa, seguendo il segnavia CAI 571. Dopo circa duecento metri, lasciate la strada principale per una diramazione a destra, indicata da un cartello. La stradina passa attraverso un cancello che è sempre aperto e si biforca subito prima di alcune case.

Salite a destra sulla stradina cementata che si inoltra nel bosco con diversi tornanti. In questo tratto non ci sono segnavia, ma non preoccupatevi, basta seguire sempre la strada principale, ignorando le deviazioni per le villette. Arriverete a un bivio vicino a un muro, dove sulla destra vedrete un segnavia un po’ sbiadito (quota 265). Qui girate a destra e subito dopo c’è un altro bivio. Continuate a destra, in piano, su una carrareccia che taglia alla base di alcune fasce terrazzate. Girando a sinistra, passerete una costruzione in lamiera e un cancello, per poi salire con altri tornanti.

Finalmente la pista sbuca su un piccolo pianoro con un orto, tra pini e macchia mediterranea (quota 308). Costeggiate l’orto sulla sinistra e imboccate a destra un sentiero che vi porta sul crinale nord-ovest del Monte Vè. Da qui si cammina sul crinale, tra tratti in piano e brevi salite ripide, fino a che il sentiero piega a sinistra. Ignorate una diramazione che scende verso la Colla dei Bàgari, girate a destra e affrontate l’ultima salita per il Monte Vè (o Monte Focone, come lo chiamiamo noi; 488 m).

Dalla cima, il sentiero scende ripido sul versante opposto (a volte il fondo è roccioso) per poi confluire su una traccia più ampia. Proseguite sempre verso sud-est lungo il crinale (segnavia 591), scendendo dolcemente fino a una sella e superando un dosso con un breve saliscendi. Arriverete così a un incrocio importante (quota 325), dove ritrovate il Sentiero Verdeazzurro.

Vi consiglio assolutamente una breve deviazione. Proseguendo dritti, passerete accanto a una torretta e in pochi minuti sarete ai ruderi dell’Eremo di Sant’Antonio e subito dopo al Semaforo del Mesco (312 m). È un luogo affascinante: l’eremo fu costruito nell’XI secolo e i frati venivano pagati per avvistare i pirati. Accanto, a fine ‘800, fu costruita la stazione militare del Semaforo, poi usata come postazione contraerea e infine abbandonata. Oltre il semaforo, un sentierino vi porta sulla punta estrema del promontorio. La vista da qui è impagabile: spazia su tutta la riviera e, nelle giornate limpide, si vedono le Alpi, le isole toscane e persino la Corsica.

Ora tornate sui vostri passi fino al crocevia di quota 325 e imboccate a sinistra (ovest) il Sentiero Verdeazzurro verso Levanto. Questa è la parte più spettacolare del ritorno. L’ampio sentiero scende in diagonale passando accanto al Podere Lovara e alla Casa Nuova. Dopo alcuni saliscendi, una bella mulattiera vi porta alla Rocca Spaccata: un lungo tratto a picco sul mare tra rocce e boschetti, con viste vertiginose sulla costa 250 metri più in basso, dove vedrete il grande Scoglio Nero.

La mulattiera diventa una scalinata e scende con alcune svolte in un bosco di lecci. Usciti dal bosco, si prosegue tra i terrazzamenti, superando le Case San Carlo e le Case Giglio. Una breve risalita vi porterà su una stradina asfaltata, vicino all’hotel “La Giada del Mesco”. Seguitela in discesa e in pochi minuti sarete di nuovo al bivio di quota 164, quello che avevate incontrato all’andata. Qui svoltate a sinistra e la mulattiera, che ormai conoscete, vi riporterà velocemente a Levanto, chiudendo questo magnifico anello.

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